venerdì 10 luglio 2009

Lavezzi promette: "Voglio restare"

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«Sono felice di essere qui. E qui re­sterò». Buon dì, pocho, e l’eco dell’affet­tuosità napoletan-popolare va al di là delle vetrate, scavalca le frontiere, ap­proda nelle membra ap­pannate da tredici ore di volo però sempre reattive d’un Lavezzi che avverte la presenza ma resta in­gabbiato dalle ritrosie ca­ratteriali e dal desiderio di eclissarsi: «E’ felice di essere rientrato, ha garan­tito che non andrà via. S’è concesso con disponibili­tà».
Il Lavezzi raccontato nella sala attesa del Leo­nardo da Vinci è la ma­schera di se stesso, quel che resta d’un uomo sbal­lottato dai fusi orari e scaraventato nel tran tran d’un passato che ritorna men­tre cominciano a scaldarsi le cinque te­lecamere e sale il brusio: il Napoli, le polemiche, il contratto, il Liverpool, i quiz che angustiano, le insidie degli in­terrogativi- interrogatori, buche perico­lose evitate con un tunnel, un dribbling e una fuga attraverso uscite secondarie che conducono.
«Sì, ha detto che resta. Gliel’ho chiesto - racconta un tifoso - E lui m’ha det­to: a questo punto sì. E al­lora gli ho anche ribattu­to: ma come a questo pun­to sì; cos’è un ripiego? Ma no, mi ha detto, non è un ripiego. E’ solo che sono state dette un po’ di ine­sattezze...».

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