
«Sono felice di essere qui. E qui resterò». Buon dì, pocho, e l’eco dell’affettuosità napoletan-popolare va al di là delle vetrate, scavalca le frontiere, approda nelle membra appannate da tredici ore di volo però sempre reattive d’un Lavezzi che avverte la presenza ma resta ingabbiato dalle ritrosie caratteriali e dal desiderio di eclissarsi: «E’ felice di essere rientrato, ha garantito che non andrà via. S’è concesso con disponibilità».
Il Lavezzi raccontato nella sala attesa del Leonardo da Vinci è la maschera di se stesso, quel che resta d’un uomo sballottato dai fusi orari e scaraventato nel tran tran d’un passato che ritorna mentre cominciano a scaldarsi le cinque telecamere e sale il brusio: il Napoli, le polemiche, il contratto, il Liverpool, i quiz che angustiano, le insidie degli interrogativi- interrogatori, buche pericolose evitate con un tunnel, un dribbling e una fuga attraverso uscite secondarie che conducono.
«Sì, ha detto che resta. Gliel’ho chiesto - racconta un tifoso - E lui m’ha detto: a questo punto sì. E allora gli ho anche ribattuto: ma come a questo punto sì; cos’è un ripiego? Ma no, mi ha detto, non è un ripiego. E’ solo che sono state dette un po’ di inesattezze...».
venerdì 10 luglio 2009
Lavezzi promette: "Voglio restare"
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